Pagani: alla scoperta del borgo salernitano

Pagani: alla scoperta del borgo salernitano

Pagani: alla scoperta del borgo salernitano – Continua il tour nella nostra splendida Campania. Oggi siamo in provincia di Salerno, per scoprire uno dei borghi più belli: Pagani.

La città sorge lungo le pendici settentrionali dei Monti Lattari, precisamente sul Monte Albino, nel territorio della Valle del Sarno, denominata “Agro nocerino-sarnese”. È collocata nella zona settentrionale della provincia di Salerno ai confini con le province di Napoli ed Avellino ed è la seconda città più densamente popolata della sua provincia.

Il territorio è attraversato dal torrente Cavaiola, affluente del fiume Sarno ed è prevalentemente pianeggiante. In passato ha subito notevoli danni causati dai terremoti ed ha risentito dell’attività vulcanica del Vesuvio, distante circa 20 km, con l’arrivo di detriti e lapilli trasportati dai venti.

Il simbolo della città è uno scudo riportante un albero di noce sradicato, il quale, secondo lo statuto comunale ha una descrizione ben precisa. “Un albero in campo rosso sovrastato da una corona turrita a cinque punte”. L’albero riportato riprende un albero realmente esistito, un pino d’Italia, presso il primo campo sportivo comunale, l’omonimo Campo del Pino, poi trasformato in giardino pubblico.

Pagani: l’origine del nome

Sull’origine del nome, ci sono diverse ipotesi. Secondo la più probabile, il toponimo, deriva dalla famiglia Pagano, divenuta nobile in età normanna o ritenuta di origine franco-normanna, che già nel XIV sec. si stabilì in questa contrada divenendo potente ed autoritaria, ricca di concessioni terriere ed assumendo numerosissimi posti nel comando, come dimostrano i documenti ricercati dallo storico De Santi. Secondo cui già dal 1422 al 1454, la famiglia era radicata nella zona di Cortimpiano. I Pagano, nel 1433, ebbero in concessione la signoria del borgo di Cortimpiano, identificato, da allora come “casale de li Pagani”.

Ci sono anche altre ipotesi sulla derivazione del nome della città. Infatti, è probabile che il nome Pagani sia legato all’esistenza di un pagus, ossia una circoscrizione territoriale rurale accentrata su luoghi di culto pagani. Esso era situato al di fuori delle mura della città di Nuceria Alfaterna. Chi abitava fuori della cerchia della circoscrizione urbana veniva detto anche pagano, perché abitava, appunto, in un pagus.

Secondo altri, il nome deriva dalla presenza dei Saraceni nella zona, i quali furono infedeli e, quindi pagani. Infine, secondo un’altra ipotesi, il nome Pagani deriva dal termine greco pagos. Ovvero luoghi sacri (i Pagi) e i loro abitanti erano denominati Pagani.

La storia

Il primo insediamento, da cui deriva l’attuale città, risale al primo millennio a. C., quando un popolo greco-africano, i Taurani, fondano un nucleo abitativo chiamato Taurania. L’importanza strategica di questa città è attestata dallo storico romano Tito Livio e la presenza del popolo è provata dai toponimi Lamione e via Lamia, chiaro riferimento al culto della dea Lamia, da loro venerata e alla quale elevarono anche un tempio.

Nella guerra contro i Sanniti, Taurania dopo gli assalti di Lucio Cornelio Silla, passa sotto la dominazione di Roma. E’ proprio in questo periodo che i romani fondano una nuova colonia, Barbatianus, di cui oggi resta il toponimo via Barbazzano. Successivamente, alcuni episodi, come l’eruzione del Vesuvio nel 1979 e lo straripamento del fiume Sarno, causano disagi alla popolazione, tanto che molti si trasferiscono nel piano di San Felice, denominato Curtis in plano (oggi Cortinpiano).

Nel 1861 entra a far parte del Regno d’Italia

I Longobardi, nel V secolo, costruiscono un castello. Dell’epoca romana sono ancora evidenti un resto di colonna e parte di una statua raffigurante un togato. Nel basso medioevo una nobile famiglia di stirpe normanna, i Pagano, ha in concessione la signoria del borgo di Cortimpiano, ovvero il “casale de li Pagani”, che diventa sempre più grande ed importante, tanto che a partire dal XV secolo Nocera dei Cristiani diventa Nocera dei Pagani.

Durante il periodo napoleonico, nel 1806, la riforma amministrativa voluta da Giuseppe Bonaparte decreta la nascita del Comune di Pagani formato dagli antichi casali de li Pagani e di Barbazzano. Nel 1861 Pagani entra a far parte del Regno d’Italia e, dopo un periodo di stagnazione, inizia a svilupparsi una discreta attività industriale legata alla produzione agricola e della pasta. Dopo la caduta economica fra le due guerre mondiali, a partire dal 1948, nuove industrie si espandono.

La città subisce molti danni a causa del terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.

Pagani: le principali attrazioni

Basilica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

La chiesa, situata in piazza Sant’Alfonso, è stata voluta ed ideata dallo stesso Sant’Alfonso, che affida il progetto e la direzione dei lavori all’architetto Pietro Cimafonte. La costruzione, iniziata nel 1756, è completata, dopo varie interruzioni solo nel 1824 ed è intitolata, inizialmente, a San Michele. La facciata in stile neoclassico, con decorazioni in stucco e colonne, viene realizzata nel 1823 da Filippo Conforto. Mentre nel 1824, Carmine Calvanese realizza le statue dei Santi Pietro e Paolo, poste in due nicchie ai lati dell’ingresso. Nel 1908 la chiesa viene elevata a basilica minore da papa Pio X.

Foto: www.redentoristinapoletani.it

L’interno, a croce latina, presenta una sola navata con 4 cappelle laterali dedicate a San Gerardo Maiella, San Clemente Maria Hofbauer, San Giuseppe e alla Madonna del Rosario.

Dal 1930 al 1933, la Chiesa viene restaurata ed interamente rivestita di marmi pregiati. La cupola viene affrescata da Paolo Vetri con la raffigurazione di Sant’Alfonso attorniato da angeli, santi e beati, nell’atto di protendersi verso il Redentore e la Vergine Maria. I quattro peducci rappresentano le virtù della spiritualità alfonsiana: Povertà, Orazione, Castità e Mansuetudine. Le vetrate artistiche riportano immagini di santi e beati della congregazione del Santissimo Redentore fondata dallo stesso Sant’Alfonso.

L’altare centrale, innalzato nel 1883 con marmi provenienti dalla Reggia di Caserta, è sormontato dalla pala raffigurante San Michele Arcangelo. Mentre i due altari laterali in marmi commessi sono dedicati al Cuore Eucaristico di Gesù e alla Madonna del Perpetuo Soccorso. A sinistra dell’abside si apre la cappella del santo. L’altare in marmi policromi racchiude nella parte inferiore l’urna del santo, realizzata in argento con la fusione di oggetti preziosi donati dai fedeli. Le reliquie, disposte su un carrello d’argento, sono sormontate dalla statua lignea del santo, eseguita dall’artista napoletano Antonio Lebbro.

Santuario della Madonna delle Galline

Sede dell’Arciconfraternita della Madonna delle Galline, il santuario, secondo la tradizione popolare, nasce da un episodio. Nel XVI secolo, nell’ottava di Pasqua, alcune galline, razzolando, portarono alla luce una piccola tavola lignea su cui era raffigurata la Madonna del Carmine o Madonna del Carmelo. L’immagine avrebbe compiuto ben otto miracoli. Tutto ha inizio nel 1609, quando uno storpio, che si era addormentato davanti ad un locale di pertinenza dell’antica parrocchia di San Felice adibito a spogliatoio, luogo dove si conservava la tavola trovata dalle galline, vede nel sonno la Madonna che lo invita ad alzarsi e a buttare le stampelle perché è guarito.

Il miracolo, evidentissimo, attira l’attenzione generale e nel giro di pochissimo tempo si hanno nuove guarigioni. Tra il 1609 e il 1610 si verificano altri sette miracoli che confermano nei fedeli la devozione alla Madonna del Carmine, ribattezzata Madonna delle Galline.

Foto: www.santuaritaliani.it

L’interno e l’esterno del Santuario

Si decide, così, di costruire una chiesa più degna per accogliere i fedeli. Tutto ha inizio nel 1610 grazie a Monsignor Lunadoro, vescovo della diocesi di Nocera. La facciata seicentesca è in stile barocco e si presenta alta e culminante con un frontone e abbellita da colonne, decorazioni in stucco e due statue allegoriche: la Pudicizia e la Speranza. Sul portale si trova un bassorilievo raffigurante la Madonna del Carmelo con il bambino, seduta su di un nugolo di nuvole e nell’atto di essere incoronata da due angioletti. All’interno nel vestibolo si trova un organo con coretto in legno decorato, introdotto nel 1790. Una porta secondaria, è situata a destra dell’ingresso principale, sull’antica via consolare.

L’interno è a navata unica con tre arcate con altari inquadrate da lesene corinzie. Nella terza cappella, più profonda ed ampia, è collocata la statua settecentesca della Madonna del Carmine. Il cassettonato ligneo del soffitto è stato eseguito probabilmente durante il restauro della chiesa nel 1712.

Palazzo San Carlo

È un palazzo storico, sito in Piazza Bernardo d’Arezzo. Il palazzo, oggi sede del municipio, nasce come convento e collegio dei padri delle scuole pie. Dal 1814, con la locale soppressione dell’ordine religioso, ospita la sede del Giudicato Regio ed una prigione per uomini e donne. Nel 1822 viene realizzato un secondo piano, da adibire a Casa del Giudicato, nonché ad abitazione della famiglia del giudice stesso.

Foto: www.comunedipagani.it

Attualmente l’edificio è impostato su un impianto a blocco, con portale d’ingresso baricentrico. La facciata si articola in due corpi con quattro balconi per piano, sormontati da timpano rettilineo, incorniciato da una doppia di paraste per ciascun piano. Essi racchiudono al primo piano un balcone inserito in un arco a tutto sesto ed al secondo un balcone sormontato da un timpano triangolare.

La scala, centrale e baricentrica, di struttura vanvitelliana, presenta un corpo a C scandito da due pilastri tra la muratura portante, che inquadrano tre archi a tutto sesto e i ballatoi. I rampanti sono coperti da volte a crociera.

Palazzo Gatto

È un palazzo storico paganese, situato in Piazza Corpo di Cristo, di fronte alla chiesa omonima. L’edificio, antica sede del municipio di Pagani, conserva praticamente invariato l’impianto originario. Una facciata semplice ed austera, con un lungo balcone su si affacciano due aperture, sormontate da timpani triangolari, una delle quali ospita il portale d’ingresso, sulla cui chiave di volta è possibile osservare lo stemma della città di Nocera dei Pagani.

L’arancia di Pagani: un’eccellenza secolare

Foto: www.agricoltura.regione.campania.it

È un tipo di arancia bionda coltivata nell’agro Nocerino-Sarnese, in particolare nei comuni di Pagani e S. Egidio di Monte Albino. L’origine è, probabilmente, cinese, anche se è importata in Europa dai portoghesi nel XVI secolo. L’importazione in queste zone è antichissima, in quanto documenti storici attestano che i primi aranceti specializzati sono stati impiantati sin dal 1845. Probabilmente ciò è dovuto sia alla particolare predisposizione dei terreni, di origine vulcanica o alluvionale, sia al clima particolarmente favorevole.

L’arancia di Pagani matura nella tarda primavera, distinguendosi in ciò dalle altre varietà locali. La caratteristica principale è il colore della sua buccia, che va dall’arancio brillante ad un giallo ocra.

 

di Elisa De Vito

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